Come si forma l’identità?

Come evidenzia Lambruschi (2016,2017), lo stato mentale dei genitori è centrale per plasmare i modelli operativi interni attraverso i quali il bambino si riferisce l’esperienza e la utilizza nella  costruzione della sua identità.

Con i processi di attaccamento si esprimono configurazioni di relazioni interpersonali significative che consentono di regolare e memorizzare i propri stati emozionali,

grazie ai quali si impara ad usare la mente.

Il contesto relazionale, fornito dalle sponde genitoriali, dà corpo all’identità del bambino.

L’identità individuale è quindi marcatamente interpersonale e correlata al legame affettivo con le figure genitoriali di attaccamento. La base sicura è fondamentale per organizzare le emozioni del bambino che quando si sente fragile, debole e vulnerabile ha bisogno di un riferimento forte e rassicurante, capace di trovare una soluzione ai problemi prodotti dalle esperienze perturbanti.

Ne deriva che il “parenting” ( la funzione tempo al tempo stesso affettiva ed educativa genitoriale) avviene in modo sicuro  ed equilibrato quando il genitore è responsivo senza assumere per forza il controllo o affermare il suo potere e quando utilizza il sistema di accudimento e cura e non quello agonistico e competitivo. Come hanno evidenziato gli studi sulla responsività del care-giver, una buona sensibilità della figura accudente  consente di percepire correttamente i segnali ( anche taciti) del bambino, di recepirne con prontezza e adeguatezza i suoi bisogni, di sintonizzarsi affettivamente condividendo in questo modo ciò che il bambino prova (“empatia”), di intervenire educativamente quando serve, producendo dei “momenti di rottura” ( rispetto ai bisogni interni del bambino) ma “riparandoli” poi con un atteggiamento di comprensione e di supporto.

Pertanto, un buon attaccamento dipende dalla capacità genitoriale di essere sensibile ai bisogni del bambino,percependoli correttamente,sintonizzandosi affettivamente, riparando empaticamente le situazioni di rottura e fornendo risposte tempestive, coerenti,adeguate alle risorse e al bene del bambino. In questo modo, il rispecchiamento empatico con l’emozione critica manifestata dal bambino con un suo rifiuto consente di introdurre quelle regole morali e sociali che promuovono l’adattamento mediante una educazione sensibile:”capisco cosa provi, ma per il tuo bene quello che chiedi non si può fare” ( Lambruschi e Lionetti, 2016; Lambruschi e Delbarba 2017).

(Nardi 2017)identita-1-1024x614

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