Come ti cambia l’ansia?

I disturbi d’ansia si manifestano in alcuni casi quando viene meno o si teme che possa venire meno il controllo di aspetti importanti della propria vita, sia a livello fisico, sia a livello relazionale e occupazionale. Le varie forme d’ansia sono percepite come espressione di difficoltà di fronte a problemi reali ed oggettivi.

Pertanto il soggetto, per stare meglio, prova a evitare o ad allontanarsi da situazioni che vive come pericolose ed ostili o, al contrario, ricerca contesti e riferimenti affidabili e rassicuranti. Da ciò consegue la tendenza ad aumentare o ad accorciare il proprio raggio d’azione e la propria distanza dagli altri. Parla di quello che gli/le succede come se si trattasse di qualcosa di esterno (” attribuzione esterna del problema interno”) e come se l’effetto, cioè la risonanza emotiva che prova, non dipendesse minimamente dalla propria lettura e , quindi,da come utilizza ciò che accade per sentirsi se stesso:” ci sono dei posti che mi fanno paura, non ci provo nemmeno ad affrontarli. Ho paura che mi ricapiti come nel passato, quando mi ero preso paura così tanto e non mi ero sentito mai male così. Per cui mi blocco, evito di andarci e non riesco a fare anche le cose di cui ho bisogno”. Si instaura una corrispondenza biunivoca tra paura percepita e pericolo esterno, come se questa corrispondenza fosse “oggettiva”.

20180525_153359_0001Pertanto, il disturbo d’ansia tende ad essere attribuito in maniera esclusiva non al proprio modo di riferirsi l’esperienza, ma ad una patologia di natura organica, ricercata ostinatamente attraverso visite cliniche ed accertamenti laboratoristici e strumentali approfonditi, nella convinzione che tutto il problema sia lì. Ad esempio, ad una situazione vissuta a livello tacito come costrittiva può corrispondere, a livello esplicito, la comparsa di sintomi fisici corrispondenti ( mancanza d’aria, senso di soffocamento, costrizione o dolore toracico, cefalea), senza che il soggetto riesca a collegare la sua esperienza interna ai sintomi che produce; inoltre, non si rende conto del fatto che, una volta che ha ripreso il controllo della situazione o ha regolato di nuovo la distanza tra sè e gli altri( evitando o allontanandosi dal contesto costrittivo), i sintomi scompaiono proprio per il venire meno del disagio legato all’effetto di disturbo della novità indesiderata e della sua gestione, che appare problematica o pesante. Viceversa, quando il soggetto percepisce a livello tacito di trovarsi in situazione di eccessiva solitudine e non protezione, può cercare attraverso i sintomi fisici ( questa volta un senso di vuoto, di sbandamento o un malessere generale) di non allontanarsi da casa, di evitare quella situazione o, perlomeno, di avere accanto una figura rassicurante e affidabile.

Solitamente , la prima percezione d’ansia è quella di una attivazione, di una ipereccitabilità rispetto a situazioni temute che riemergono dal passato o che si prospettano nel futuro, compromettendo il presente. Spesso può essere sufficiente che qualcosa vada in modo sfavorevole rispetto alle previsioni per generare un senso di penosa impotenza. Questo accade soprattutto in soggetti particolarmente attivi ( come nel caso dei manager), abituati a gestire in prima persona ogni settore della propria attività: ” sono preoccupato e sfiduciato per il futuro, non bastano più le risorse per controllare tutto”.

Per questo motivo, quando il soggetto prende coscienza della propria incapacità a gestire le cose come aveva fatto fino a quel momento, all’ansia può seguire un depressione, che persiste fino a quando il soggetto non ha individuato una via d’uscita. Tutto ciò che costituisce una novità, che non è prevedibile e , quindi  che può sfuggire al controllo genera ansia. In alcune situazioni il senso di sicurezza può essere recuperato attraverso la scoperta che una persona significativa, in precedenza sovrastimata o temuta, si rivela molto più vulnerabile o fragile di ciò che si pensava. Pertanto, si può vedere per la prima volta una persona o un contesto abituale da un punto di vista nuovo, mai neppure immaginato in precedenza. Il cambiamento dell’immagine dell’altro in conseguenza di un fatto accaduto può attivare un senso di fragilità personale quando il disagio riguarda la salute. Il soggetto mette a fuoco la circostanza in cui il disagio è iniziato, ma gli/ le sfugge il fatto che esso è prodotto da un’esperienza che ha cambiato la percezione di sè, divenuta più precaria e meno sicura. Quando si teme qualcosa di incontrollabile, anche le figure protettive( come un familiare o un medico) possono non rassicurare del tutto. In altri casi la destabilizzazione è attivata da qualcosa che accade ad un altro, anche se non conosciuto direttamente. 

 

Tratto da “ Organizzazione di personalità : normalità e patologia psichica di Bernardo Nardi”

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