Grafici a “torta” per interpretare eventi

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I grafici “a torta” sono un mezzo per rappresentare una varietà di interpretazioni alternative di eventi, con lo scopo di ridurre la stima della probabilità di risultati catastrofici.

Una volta individuato il giudizio negativo e stabilito il grado di convinzione, il primo passo consiste nel preparare una lista delle potenziali spiegazioni dell’evento. Ad esempio, nel caso di un paziente con ansia connessa allo stato di salute, che erroneamente attribuisce la propria cefalea alla presenza di un tumora al cervello, il terapeuta cerca, con la sua collaborazione, di individuare altre possibili interpretazioni della cefalea, quali affaticamento visivo, emicrania,tensione muscolare, postumi, raffreddore e influenza, postura, stress, ansia e tumore cerebrale. Il secondo passo consiste nel disegnare un diagramma a torta, con i segmenti posti in corrispondenza dei termini elencati. Il terapeuta dovrebbe iniziare a inserire la causa meno funesta del sintomo, lasciando per ultima quella con risvolti più gravi. In genere, considerando diverse spiegazioni del distrubo, si riduece la probabilità percepita che l’effetto più devastante si verifichi. Nel seguente esempio, basato su un caso di fobia sociale, un grafico di questo tipo viene utilizzato per avere una visione più equilibrata dei pensieri negativi: ” Il mio capo pensa che io sia stupido”.

T: Cosa le fa pensare questo?

P:Sembrava irritato quando gli ho chiesto un indirizzo.

T:Sembra spesso irritato con lei?

P:No, di solito lavoriamo bene insieme.

T:Quanto è convinto che il comportamento del suo capo dipenda dal pensare che lei sia stupido?

P:Io avrei dovuto sapere dove trovare quell’indirizzo.Ci credo al 70%.

T:Vorrei prendere in considerazione con lei, altre possibili ragioni per cui il suo capo potrebbe essere irritato. Le viene in mente qualcosa?

P:Non gli piaccio.

T:Pensa che sia vero?

P:No

T:Le vengono in mente altre ragioni?

P:Potrebbe aver avuto una brutta giornata.

T:Si, è possibile. Cos’altro le viene in mente?

P:Poteva non sentirsi bene.

T:Si, è certamente una possibilità. Cos’altro?

P:Poteva essere stressato.

T:Bene. Cos’altro le viene in mente?

P:Nonso.

T:Le viene in mente qualche altra cosa, che avrebbe potuto farlo reagire in quel modo?

P:Si, era stanco.

T:Bene.Cos’altro?

P:Non mi viene in mente nient’altro.

T:E cosa ne dice del troppo lavoro, dell’essere preoccupato, dell’essersi alzato con il piede sbagliato?

P: Si, suppongo di sì.

T:ora abbiamo una ragionevole lista di possibilità. Disegno un grafico per avere una visione comprensiva di tutte le diverse spiegazioni. Se il cerchio rappresenta la totalità delle ragioni che abbiamo elencato, vorrei che assegnassimo diverse posizioni a ogni motivazione. Iniziamo dalla prima: quanto crede possa essere vero che il suo capo abbia avuto una brutta giornata?

P: E’ possibile. Diciamo il 25%.

T:Bene. Quanto è possibile che lui si sentisse poco bene?

P:10%.

T: Quanto per il sentirsi stressato?

P: Questo è molto probabile. 40%.

T: Che percentuale diamo alla stanchezza?

P:20%.

T:Quanto per l’essere preoccupato?

P:10%

T:Non penso che ci sia ancora spazio per un settore del 10%. Forse potremmo mettere tutto ciò che resta in questo settore da 5%, così c’è circa l’1% per ogni altra ragione. 

P:Va bene.

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Tratto da: Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia

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