L’organizzazione cognitiva nella depressione

depressione_001La perdita di un genitore. La percezione di un isolamento da parte di un bambino lontano dai suoi genitori,troppo impegnati. La preoccupazione per un genitore malato, che non può passare del tempo con il figlio, come unica manifestazione d’affetto. Queste esperienze costituiscono il centro delle cognizioni su di sè e sul mondo di un individuo depresso. Il significato di queste esperienze può essere riassunto dalla parola “solitudine”.

E’ questo il tema di base che caratterizza gli schemi emotivi precoci di un individuo incline alla depressione. Quando è di fronte a un’esperienza di isolamento, un bambino può assumere uno i questi due atteggiamenti: pensare che gli altri siano cattivi perchè lo hanno lasciato da solo o pensare di meritare in qualche modo il proprio isolamento.

Se ” qualcosa non va in me “, posso evitare il terribile incubo paranoide di vivere in un mondo ostile in cui “c’è qualcosa molto diverso da come sembrerebbe essere”. Per di più, se “qualcosa non va in me”, forse posso trovare nel mondo che mi circonda ( che non è totalmente ostile, ingannevole e non gioca brutti scherzi ) qualcosa che mi porti a stare meglio. Forse posso combattere il mio destino di sofferenza e isolamento. L’ambiente e spesso la famiglia stessa forniscono questo qualcosa. Sforzandosi, rimanendo forti, avendo abbastanza volontà mostrandosi sempre gentili e mai arrabbiati ( le brave persone non si arrabbiano mai), martoriandosi e sacrificandosi per gli altri, lavorando duro, diventando i primi della classe e amando le persone forse è possibile riuscire a evitare la solitudine e la sofferenza. Un sentimento generico: “C’è qualcosa che non va in me”, e il rimedio a esso:”Devo combattere il mio destino” divengono così le fondamenta su cui costruire la propria identità personale. La propria personalità viene valutata positivamente se si riesce a combattere il proprio destino, ma disprezzata se si fallisce.

L’autostima oscilla di conseguenza. SI creerà probabilmente una forte propensione a dare giudizi di valore.L?atteggiamento verso la realtà diviene ora più adattivo di quello che caratterizza gli individui paranoidi. Le regole per l’assimilazione dell’esperienza sono formulate come segue: “Devi scoprire se alle persone piaci oppure no” ; “Devi scoprire se c’è qualcuno più forte ( o più intelligente, etc.) di te); “Scopri quanto è difficile questa situazione, e come superare questa difficoltà”; “Osserva attentamente la sofferenza altrui e trova un modo pe alleviarla”; ” Trova le regole per cui si viene accettati o rifiutati in queto contesto”, e così via.

Il Problem-solving è dominato dalla convinzione che sia probabilmente necessario lottare con tutte le proprie forze e da valutazioni “economiche” della quantità di energia necessaria per raggiungere un obiettivo.

Questa organizzazione cognitiva ha ovviamente le sue trappole e le sue contraddizioni. Una delle più facili da riconoscere è forse quella espressa da Groucho Marx quando dice che non vorrebbe mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come lui. Per essere accettati bisogna combattere con tute le proprie forze; se si riesce ad essere accettati senza lottare , allora o il “club” non si è accorto che “qualcosa non va in me” ( dimostrando quindi di essere stupido ) oppure se ne è accorto ma non gli interessa ( dimostrando quindi di che tipo di soci è composto).

 

 

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Tratto da:” Processi cognitivi e disregolazione emotiva” Vittorio Guidano e Giovanni Liotti

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