Le convinzioni degli attacchi d’ansia

Per quanto riguarda le convinzioni relative agli aspetti acuti dell’ansia Beck(1976) individua un cosiddetto set cognitivo di vulnerabilità costituito da immagini e pensieri automatici relativi alla pericolosità di certi luoghi e situazioni e convinzioni riguardanti l’intrappolamento. Inoltre viene messa in evidenza la particolare attribuzione di causalità che il paziente compie durante l’attacco acuto di panico : i suoi sintomi sono considerati come espressione di un processo interno inspiegabile e pericoloso sul quale non ha nessun controllo, tanto che questo può degenerare in un disastro fisico e mentale. L’insieme delle immagini interne e dei pensieri automatici che si manifestano durante l’attacco d’ansia costituisce la strategia cognitiva mediante la quale il paziente costruisce la mappa interna della situazione di pericolo.

Vi sono poi ulteriori strutture cognitive, le cosiddette assunzioni, che rappresentano in sostanza ciò che il paziente presuppone o pensa riguardo ai fenomeni che gli succedono e su se stesso. Egli è portato ad attribuire un grande rilievo alla mobilità, intesa come strettamente correlata alla libertà personale, all’autodeterminazione e alla possibilità di espressione individuale. Altre assunzioni riguardano la paura della separazione che si collega a un senso di esasperata debolezza personale e a un sentimento di dipendenza da una figura protettiva più forte. L’insieme delle convinzioni viene convincentemente descritto da Liotti (1981), che individua strutture cognitive relative a un sentimento di debolezza personale, con i connessi temi di controllo delle emozioni o di esigenza di figure protettive, e a un senso di costrizione e obbligazione nei confronti degli altri e del mondo. 

  • Convinzione di essere deboli per salute e autocontrollo.
  • Convinzione di poter essere aiutato solo  da persone conosciute e forti, mentre gli estranei sono considerati indifferenti o ostili.
  • Visione del mondo esterno come continua fonte di obblighi e costrizioni
  • Visione della propria vita come minacciata da un destino di solitudine affettiva.
  • Confusa valutazione di ciò che è affidabile e di ciò che non lo è.

Più recentemente sono stati descritti i diversi aspetti della conoscenza personale che risultano tipici dei pazienti soggetti al Disturbo di panico, configurando il modello di una organizzazione di significato personale di tipo fobico ( Reda, 1984; Guidano,1987), caratterizzata dai seguenti aspetti:

  • senso di sè legato a lettura sensoriale degli stati emotivi;
  • emozioni di base percepite con immediatezza;
  • bisogno di controllare un latente senso di debolezza;
  • ipercontrollo emotivo;
  • temi conoscitivi legati alla salute e ala sfida al pericolo;
  • temi conoscitivi inerenti alla libertà personale, alla valorizzazione dell’amicizia e alla stabilità affettiva;
  • tendenza a percepire i legami affettivi sia come un’indispensabile fonte di protezione sia come un legame costrittivo.

Riepilogando, le principali caratteristiche a livello cognitivo/emotivo dei soggetti che possono sviluppare disturbi dello spettro panico-agorafobico sono dunque rappresentate dalla paura e dalla percezione del mondo esterno come minaccia e dalla sfiducia nelle proprie capacità di fronteggiare tali minacce, nonchè da condotte di evitamento e da un continuo stato di allerta.

L’atteggiamento prevalente è quello del controllo sulle emozioni che provocano ansia o eccitazione e del controllo sugli altri, intendendo e utilizzando la manipolazione come garanzia di protezione. L’atteggiamento nei confronti del funzionamento corporeo e , quindi, la modalità di reazione di un soggetto al sopraggiungere di un segnale fisico o psichico, possono essere interpretati facendo riferimento alla modalità verbale e non verbale di risposta delle figure di attaccamento ai lamenti somatici in età infantile: una modalità allarmata o indifferente può essere alla base di un atteggiamento caratterizzato da :

  • scarsa confidenza nei confronti del proprio corpo;
  • percezione allarmata dei segnali fisici di attivazione;
  • percezione del corpo disgiunta dalla percezione di sè e della propria soggettività ( il corpo come agente esterno) privilegiando la polarità del “corpo che ho” rispetto a quella “del corpo che sono ” (Marcel,1954).

 

Tratto da Michele Giannantonio e Silvio Lenzi (2009)Finchè-cè-vita-cè-ansia

Un commento

  1. Quando si ha un attacco di panico tutto nasce da una condizione di costrizione, una situazione esistenziale in cui non si vive bene. In certi momenti questa costrizione si fa più pressante e diventa intollerabile a livello fisico e si prova proprio un senso di soffocamento. Le immagini ci sono è vero, immagini magari di sè al di fuori da quella situazione, cosa che viene ostacolata da una parte di sè, una specie di nemico interno. Ne parlo perchè io ne soffro e ho fatto psicoterapia ma dopo un periodo di stasi son tornati e sempre per lo stesso motivo.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...